PERCHE’ BAREFOOT?

di Marco Campara

barefoot-gestione-naturale-cavalli-12Scrivere una presentazione al Barefoot non è cosa semplice, gli esperti di comunicazione e marketing la vorrebbero corta, accattivante e capace di tener incollati gli occhi dei lettori.
Visto che, purtroppo o per fortuna, non sono un esperto di marketing e non voglio costringere chi non è interessato a leggere queste poche righe, mi lascerò andare nel racconto della mia esperienza.
Sono un meccanico o autoriparatore (suona più aulico), ho compiuto studi scientifici al liceo e poi alla facoltà di Geologia di Bologna, prima di seguire la mia passione per i fuoristrada e i viaggi. Il più antico e affascinante dei 4×4 è il cavallo, da sempre simbolo di libertà, mi ha accompagnato come passione fin da piccolo.
Ho accumulato esperienze durante escursioni e gare di endurance, i frequenti allenamenti in campagna mi hanno fatto apprezzare la compagnia di questo paziente animale ma mi hanno anche sollevato dubbi e perplessità sulla sua gestione.
La prima risposta ad una di queste domande l’ho trovata nell’ horsemanship, non come scuola con brevetti e diplomi, ma come percorso di crescita ed osservazione di un animale così comune a molti, ma completamente sconosciuto a troppi.
barefoot-gestione-naturale-cavalli-04L’altra domanda, molto più tecnica, non trovava risposta: “Perché con la disponibilità di materiali tecnologicamente avanzati come kevlar, resine, carbonio, etc. al nostro povero amico quadrupede continuiamo ad inchiodare barre stampate di ferro dolce?”.
Ho provato ad avvicinarmi al mondo della mascalcia, ma la fasulla disponibilità a prendermi in affiancamento come apprendista mi ha lasciato al palo.
Ho ripiegato allora ricercando in rete tecniche alternative fino a leggere del“Barefoot” e gli eventi si sono susseguiti, direi in una rapida e felice combinazione!
Ho conosciuto Franco Belmonte, biologo, pareggiatore di Pete Ramey, AHA member e certified trimmer of American Hoof Association. Seguendo i suoi consigli ed i suoi corsi ho sferrato uno dopo l’altro tutti i trentacinque cavalli del Red Rose Ranch, il centro equestre della mia compagna. A questi si sono aggiunti molti altri cavalli di conoscenti, amici e clienti.

Perché scegliere il piede scalzo?

barefoot-gestione-naturale-cavalli-05Perché volete che la natura libera del vostro cavallo ritrovi la sua umanizzata condizione; perché volete mettere in discussione i dogmi della mascalcia e della veterinaria applicate come un ricettario di cucina; perché volete imparare a conoscere ed apprezzare la complessità di questo animale troppo spesso ridotta e semplificata per ignoranza; perché scoprirete, in quello che avete sempre trattato come un mezzo, spogliato da tutti gli accessori (ferri imboccature, martingale, coperte, parastinchi, ramponi), un compagno e forse un amico.

La mia esperienza di pareggiatore è cresciuta e continua a farlo ma quello che mi lascia sempre allibito è la semplice logicità del barefoot.
I cavalli sono nati per muoversi su qualsiasi terreno se gli viene dato il modo di abituarcisi, chiedono solo fieno e sottolineo “solo” anzi sottolineo anche “fieno”, spazi aperti e compagni di branco.
barefoot-gestione-naturale-cavalli-13La ricetta è tanto semplice ed economica che lascia senza parole.
Leggere che quasi tutte le patologie che affliggono il nostro amico sono causate solo dall’errata gestione e che questo è scientificamente dimostrato da anni, dovrebbe far riflettere…
Forse inizio ad essere prolisso ma vorrei riuscire a trasmettere almeno il seme del dubbio.
Veniamo descritti come i “talebani” dell’equitazione, ma solo perché il nostro modo di rispettare il cavallo non può avere compromessi. Un box di 5×5 è meglio di uno 3×3 ma è sempre una prigione! Un cavallo navicolitico che salta infiltrato non è accettabile.
Non vorrei aprire il vaso di Pandora ne iniziare uno sterile dibattito.
Mi piacerebbe avvicinarvi al barefoot non per allargare un’altra casta, ma per fare cultura e informazione. Non cerchiamo clienti con cavalli da pareggiare, ma proprietari che diventino pareggiatori e che a loro volta facciano informazione.
Se siete arrivati a leggere fino a qui, spero che abbiate anche la voglia di mettervi in gioco e iniziare il vostro percorso nel “bitless and barefoot studio”.